Una recente decisione della Corte di Cassazione potrebbe cambiare, almeno in parte, il modo in cui viene applicato il cosiddetto “test di operatività” delle società.
Parliamo delle regole sulle cosiddette società di comodo o società non operative, cioè quelle società che, secondo determinati parametri fiscali, risultano avere ricavi troppo bassi rispetto al patrimonio posseduto.
La conseguenza può essere molto pesante: il Fisco può attribuire alla società un reddito minimo presunto, anche se nella realtà l’impresa ha guadagnato meno.
📌 IL TEST DI OPERATIVITA’
La normativa prevede un meccanismo abbastanza rigido. In pratica, vengono confrontati:
- i ricavi effettivamente realizzati dalla società
- con dei ricavi “minimi presunti”, calcolati applicando determinate percentuali agli immobili, alle partecipazioni, ai crediti e ad altri beni patrimoniali.
Il calcolo tiene conto della media di più esercizi. Se i ricavi reali risultano troppo bassi rispetto a quelli “attesi”, la società rischia di essere considerata non operativa, con conseguenze fiscali importanti.
⚠️ IL PROBLEMA DELLE SOCIETA’ START-UP
Proprio qui che nasce la questione affrontata dalla Cassazione: molte società, soprattutto nei primi anni di vita sostengono investimenti, hanno pertanto costi iniziali elevati e non sono ancora pienamente a regime, soprattutto potrebbero essere prive di ricavi in quanto non hanno ancora iniziato lo svolgimento vero e proprio dell’attività. È una situazione assolutamente normale. Eppure, fino ad oggi, l’Agenzia delle Entrate ha applicato comunque il test di operatività anche alle società molto giovani, salvo casi particolari previsti espressamente dalla legge.
⚖️ LA POSIZIONE DELLA CASSAZIONE
Con l’ordinanza n. 22007 del 30 luglio 2025, la Corte di Cassazione ha assunto una posizione molto interessante. Secondo i giudici, il test di operatività si basa su un’analisi che richiede dati riferiti a un periodo pluriennale. Di conseguenza, nei primi anni di attività manca uno storico sufficientemente attendibile e pertanto il test rischia di dare risultati distorti. La posizione della Cassazione è assolutamente condivisibile: d’altronde (come osservato anche dai giudici) la norma è costruita proprio su una logica “triennale”, pensata per valutare l’andamento dell’impresa quando l’attività ha già superato la fase iniziale di avvio.
Secondo questa interpretazione:
- il primo anno è già escluso direttamente dalla legge
- ma anche i due esercizi successivi non sarebbero sufficienti per applicare correttamente il meccanismo presuntivo
Tradotto in pratica: la piena applicazione del test scatterebbe, secondo questa interpretazione giurisprudenziale, solo dal quarto anno di attività. È un principio molto importante soprattutto per società immobiliari appena costituite, startup, società che stanno ancora investendo, imprese che non hanno ancora raggiunto la piena operatività.
Ma attenzione: è importante chiarire un aspetto. La sentenza della Cassazione è da tenere in debita considerazione, anche perché è un ottimo “precedente”; questo però non significa che l’Agenzia delle Entrate abbia cambiato ufficialmente orientamento. Anzi, ad oggi l’Amministrazione finanziaria continua ad applicare le regole ordinarie in maniera piuttosto rigida. Questo significa che ogni situazione va valutata con attenzione, soprattutto in fase di compilazione della dichiarazione, gestione del prospetto società di comodo, eventuali interpelli o difese.
📞 PERCHE’ VERIFICARE LA PROPRIA SITUAZIONE
Molte società rischiano di pagare imposte più alte del dovuto, trovarsi contestazioni fiscali oppure compilare in modo errato la dichiarazione, soprattutto nei primi anni di attività.
La recente pronuncia della Cassazione apre scenari molto interessanti, ma serve capire caso per caso come comportarsi correttamente.
🤝 SEMPRE CON VOI
Lo Studio può assisterti nella verifica del test di operatività, nell’analisi delle possibili cause di esclusione, nella gestione di interpelli e difese, nella corretta compilazione della dichiarazione.
Se hai una società di recente costituzione o vuoi verificare il rischio “società di comodo”, contattaci per una valutazione personalizzata.