Dimensioni mutevoli

Il covid-19, tra le tante cose che ci ha sottratto, ci ha regalato il tempo lento. Tutto si è dilatato, per tutto c’è stato più tempo o quando il tempo è andato comunque, di corsa, ci ha cambiato la dimensione del suo passare. Dimensione che è stata spesso, spessissimo quella casalinga. Abbiamo riscoperto o addirittura scoperto questa dimensione, anche in vesti che prima non avevamo avuto nessuna necessità di sperimentare. La casa è diventata ufficio, sala riunione, banco di scuola, bar, pizzeria e molto altro. La casa è diventata casa. Ha smesso, per molti di noi, quelli sempre al lavoro e poi l’happy hour, la palestra, le mille attività dei propri figli, di esser semplicemente dormitorio.

In questo viverla, abbiamo desiderato spazi più ampi, ma pure spazi più intimi. Abbiamo desiderato uno spazio dove isolarci ma pure quello dove ritrovarci. Uno spazio all’aperto, da dove starcene col naso in su a guardare le stelle e salutare i vicini, ma pure non esser visti affatto, da loro. Così, immaginiamo la casa del domani. Una casa che accolga il controsenso e segua ogni senso dei suoi fruitori. Pensiamo ad eleganti e discreti binari, dove possa scorrere ogni bisogno/capriccio/desiderio/necessità di chi la abita. Pareti mobili che lo spazio lo creano, lo tagliano, lo aprono e lo chiudono. Una casa dinamica, che muti e si trasformi, anche nel corso della stessa giornata, in grado di adeguarsi alle differenti esigenze dei proprietari.

Ma è sempre lo studio e lo sguardo alla storia a regalarci immagini ed esempi al quale legare le visioni dell’oggi; in questo caso, il passato al quale ci agganciamo è recente, siamo tra il 1924 e il 1925 e l’architettura di riferimento è Casa Schröder, pensata, progettata e realizzata da Rietveld. E’ il primo edificio nato sul concetto di flessibilità, considerato da molti la pietra di svolta dell’architettura da quella classica, a quella “moderna”. L’architetto ha posto come focus del suo progetto la realizzazione di un ambiente caratterizzato dalla sua articolazione variabile nel tempo. Pannelli mobili definiscono lo spazio in due configurazioni, quella notturna e la diurna. Durante il giorno lo spazio di casa Schröder può essere lasciato completamente aperto realizzando un ambiente dinamico open space; durante la notte, i pannelli scorrevoli definiscono le camere da letto, ampliano il bagno e riducono l’area dello spazio soggiorno senza però diminuirne lo spazio utile.

Questa architettura è attuale oggi più che mai, per la sua complessa e magistrale espressione della flessibilità, in quanto il suo spazio è ben organizzato, nulla è definito, ma ha in sé la capacità di organizzarsi mutevolmente con le abitudini delle singole funzioni svolte all’interno. L’unico neo è legato alla pesantezza dei materiali, limite ampiamente superato oggi, dove i materiali a nostra disposizione renderebbero la progettazione e la movimentazione delle partizioni decisamente più semplice e fluida. E’ questa per noi, la casa, pronta al cambiamento, sensibile ai bisogni e mai statica come del resto la vita di ognuno di noi.

(in collaborazione con Bisegno)

 

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