Rinviata la pioggia di cartelle… ma prima o poi arriverà.

Qualche giorno fa avevamo avvisato dell’imminente ripresa dell’attività di riscossione da parte degli agenti per la riscossione, dal momento che era in scadenza il termine per la sospensione, fissato inizialmente al 31 agosto 2020 e poi prorogato al 15 ottobre 2020.

Qui il precedente intervento: Pioggia di cartelle in arrivo!

Ebbene, considerando quindi il prolungarsi del periodo emergenziale, è arrivata (a tempo scaduto) la proroga: piccola boccata d’ossigeno e termini fissati al prossimo 31 dicembre 2020 (salvo ulteriori proroghe).

Si ricorda che la proroga riguarda il pagamento di somme derivanti da cartelle di pagamento, accertamenti esecutivi (anche doganali), accertamenti ed ingiunzioni degli enti locali. I versamenti dovranno essere eseguiti in unica soluzione (sempre con eventuale possibilità di richiedere una eventuale rateizzazione) entro il mese successivo al termine del periodo di sospensione, quindi entro gennaio 2021. Durante questo periodo sono ovviamente sospese anche le notifiche di nuove cartelle.

Viene anche prorogata la decadenza dalla rateazione per il mancato pagamento di 10 rate (anziché delle ordinarie 5), sempre al 31 dicembre 2020.

Tutto quanto sopra è previsto da un decreto legge che al momento è stato approvato dal Consiglio dei Ministri  (ieri, 18 ottobre) e che al momento non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

Il Fisco ci prova sempre ad allungarsi i termini in suo favore. Nella nuova proroga è contenuta una norma che proroga anche di 12 mesi i termini di decadenza e prescrizione per la notifica delle cartelle di pagamento che sono in scadenza nell’anno 2021. E si va anche a riprendere (dopo che un tentativo era stato fatto mesi fa) un’altra norma (art.12 comma 2 del D.Lgs.159/2015) che prevede in casi eccezionali la possibilità di prorogare le attività degli uffici impositori, potendola spostare di ben due anni.

Insomma, da un lato viene offerta una proroga di un paio di mesi, dall’altro il fisco prende due anni di tempo in più.

 

 

 

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